Ortodonzia neuromuscolare

Ortodonzia, branca odontoiatrica nata per correggere una malposizione dentale congenita o acquisita.

Perché neuromuscolare? La dott.ssa Nadia Lenzoni, medico e pediatra, quando nel 1987 si avvicinò all’Ortodonzia dopo anni di pediatria e neonatologia, si rese conto che l’ortodonzia che veniva fatta negli studi dagli Odontotecnici era ritenuta la figlia minore dell’odontoiatria, nella sua area prettamente meccanicistica. Collaborando con vari ortodontisti, capì che l’ortodonzia non valutava il bambino o l’adulto nel suo contesto neuromuscolare. L’utilizzo, infatti, all’epoca frequente di apparecchi tipo trazioni extraorali, ”baffi” o maschere notturne o lip bumper, le sembravano strumenti di tortura e raramente riuscivano a mantenere nel tempo i risultati raggiunti o attesi. Elaboratissimi erano allora gli studi cefalometri che prevedevano terapie interminabili che iniziavano a 6 anni e finivano a 18 anni. Il tutto senza prendere in considerazione la capacità della natura e del DNA di modificare i profili: numerose sono le tappe di sviluppo che attendono un bambino e, ad ognuna di queste, il suo tipo genetico salterà nuovamente fuori con forza a dispetto di tutti i tiranti messi dall’ortodontista. E’ un errore iniziare una terapia con apparecchio fisso in un bambino di 7 anni che ha incisivi definitivi, ma  apici dentali immaturi, come è altrettanto sbagliato allargare il palato con espansori rapidi. I bambini necessitano di deglutire in maniera fisiologica modellando il palato con la spinta linguale. Agire in modo prematuro sulla bocca di un bambino significa assai spesso generare nuovi problemi. Per questo in studio si consiglia di seguire il bambino nella crescita, nella permuta dentaria e togliere (solo se ci sono) interferenze occlusali mediante apparecchiature mobili o  funzionali. L’intenzione è lasciare il bambino il più possibile libero di crescere fino a dentizione definitiva, permanente.

L’Ortodonzia è come costruire una casa. Occorre inizialmente lavorare al progetto e predisporre una buona analisi e solo in un secondo momento mettere a punto l’apparecchio adatto per un bambino o per un adulto sintomatico. Nel progetto deve esserci anche una chiara visione d’insieme del soggetto, non solo la valutazione modello e cefalometria, ma se occorre anche l’esame  kinesiografico per conoscere il tipo di deglutizione e la posizione mandibolare: esame da eseguire all’inizio, durante e alla fine del trattamento per ottenere non solo una bella occlusione, ma anche un’occlusione armonica e funzionale per quel soggetto. Nel caso in cui i nostri pazienti presentino problematiche posturali inerenti alla loro malocclusione, è possibile farli supportare anche da altre figure professionali come kiropratici, fisioterapisti posturali-globali e osteopati.

Durata dei trattamenti

Il bambino che necessita di intercettiva viene tenuto in terapia solo alcuni mesi e poi lasciato crescere. Per il trattamento con apparecchiature fisse, cerchiamo di mantenere il termine di un anno di terapia: questo perché vogliamo incentivare una buona e totale collaborazione del paziente e per evitare problemi di natura igienica come carie dentali, conseguenti a terapie lunghe e sfibranti per il ragazzo e per i genitori. Successivamente è prevista una fase lunga, notturna e personale di contenzione, ossia il ragazzo crescerà intorno alla sua dentatura che dovrà rimanere in buona occlusione.

Dott.ssa Nadia Lenzoni